Storia Stampa

Il paese di Navelli è uno dei castelli più antichi della diocesi Valvense, annesso alla diocesi di L’Aquila il 29 Agosto 1424 dal Papa Martino V al fine di sedare i violenti conflitti sorti in merito al pagamento delle decime al Vescovo valvense da parte dei cittadini e degli abitanti del comitatus Aquilanus. Il Paese fu fondato dagli abitanti di vari villaggi che, a causa del fenomeno dell’incastellamento, sviluppatosi in epoca medievale (VIII-X sec.) e dettato da motivi strategici e difensivi, decisero di riunirsi in un unico castello sito su di un colle e tuttora nella piana, dove erano disposti i villaggi, si possono notare alcune delle chiesette medievali che appartenevano a quest’ultimi come la chiesa di S.Maria In Cerulis che anticamente faceva parte del "Vicus Incerulae" e al tempo dei Vestini era un tempio dedicato ad Ercole Giovio.

Gl'abitanti costruirono una fortezza con rispettiva torre (trasformata in epoca rinascimentale in campanile della chiesa parrocchiale) dove potersi rifugiare in caso di pericolo e intorno ad essa le rispettive case. Il tutto cinto da mura e rivolto ad oriente. L’unica chiesa del centro era intitolata a S.Pelino, protettore del borgo. In seguito costruirono una chiesa intitolata a San Sebastiano, divenuto patrono in epoca rinascimentale, ricettizia e non numerata che godeva del titolo di arcipresbiterato (titolo del quale godeva anche l’antica chiesa di S.Maria in Cerulis) e sita al di sotto della fortezza. Le nuove abitazioni furono costruite all’altezza di una delle ville che concorsero alla fondazione del paese, la “Villa di Piceggia grande”, e in seguito (in epoca rinascimentale) si ampliarono fino alla “Villa di Piceggia piccola”.

Tuttora il paese è suddiviso in due parti: una medievale (in cattive condizioni di conservazione) chiamata “Spiagge grandi”, da Piceggia grande, e l’altra rinascimentale (in migliori condizioni di conservazione) chiamata “Spiagge piccole”, da Piceggia piccola. Nel 1498 fu eretto il palazzo Onofri nella zona delle spiagge grandi al quale era annessa una delle cinque porte di accesso al paese chiamata “Porta Villotta” detta anche “Porta Sud”. Nel palazzo vi era anche una cappella gentilizia e una loggia che affacciava sulla piana. Il palazzo fu ristrutturato dopo il 1703 a causa di un forte terremoto e prese così le tipiche caratteristiche del barocco. Caratteristiche che presero, oltre agli altri palazzetti, anche la chiesa di S. Sebastiano e il Palazzo Baronale, chiamato in onore degli ultimi proprietari “Palazzo Santucci”, finito di edificare nel 1632, e sorto sulle rovine dell’antico castello.

Questo grande edificio era stato costruito come residenza dei vari feudatari di Navelli che si susseguirono dal 1632 fino alla fine del 1700. Giova ricordare che Navelli (sito nel territorio dell’antico II Abruzzo Ulteriore) in passato fu uno dei castelli che contribuirono alla formazione della città dell’Aquila e fa parte del Quarto di Santa Maria. Il contado Aquilano, infatti, è suddiviso in quattro quartieri quali: Quarto di Santa Maria, Quarto di San Giovanni, Quarto di San Pietro e Quarto di San Giorgio. Questo paese era la parrocchia foranea maggiore e per ciò era la sede nella quale il Vicario Foraneo fissava la propria dimora.  Secondo alcuni il nome del paese deriverebbe da Nava che vuol dire conca riflettendo alla posizione geografica del paese. Tale teoria toponomasticamente parlando può essere accettata anche se priva però di un’attendibile documentazione. Una teoria che invece sembra più remota è quella che si riconduce alla leggenda popolare. Secondo questa tradizione il paese originariamente portava il nome di "Novelli", poichè nato dall'unione di Nove ville quali: Villa del Plano, Villa della Piceggia (o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di S.Maria In Cerulis, Villa di Sant'Angelo, Villa di Turri, Villa dei Pagani, Villa del Colle e Villa di Santa Lucia. Secondo la leggenda gli abitanti dopo aver partecipato alle crociate in Terra Santa, per ricordare tali vicende, decisero di trasformare il nome del paese da Novelli a Navelli e di introdurre uno stemma civico che potesse far rimanere duratura l'impresa nel tempo.

Tale arma da principio era rappresentata da una "nave flottante sul mare, con un sinistrocherio di carnagione, uscente dalla prua della nave, impugnante l’asta di una croce latina movente dalla nave" il tutto accompagnato dal motto "In Medio Mari Portum Teneo"  e in seguito fu rappresentata da  "una nave flottante sul mare, sostenente cinque banderuole, caricate di una croce in campo d’oro"  il tutto cimato da una corona Ducale e accompagnato dal motto “Navellorum Merito Coronata Fideltas”. Questi due ultimi particolari furono concessi dalla regina Giovanna II nel 1424 quando i Navellesi la difesero nella guerra contro il Perugino Forte Braccio da Montone. Questa leggenda è attendibile solo in parte in quanto nel 1092 in una Bolla del monastero di S.Benedetto in Perillis, dove vengono elencate le proprietà dei Monaci nel castello, il paese è menzionato come "Navellum", e non "Novellum", e in quel periodo le crociate ancora non erano iniziate. Invece Nel 1184 nel Catalogum Baronum viene citato Navellum, come castello di due Militi. Questo può far pensare che le prime abitazioni sul colle furono fatte erigere da due militi crociati ma non avendo documentazioni certe su questo si può solo supporre. A fronte di tutto ciò si può dire che Navelli non è mai stato "Novelli". Come già detto però il paese fu comunque fondato dagli abitanti di varie Ville che dagli antichi scritti rinvenuti non risultano essere mai state nove ma sei, ovvero: Villa del Plano, Villa della Piceggia( o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di Santa Lucia, Villa del Colle e Villa di Turri. Questi villaggi oltre che nelle varie carte antiche si ritrovano anche negli scritti dell'Antinori (ms. vol. XXXV). Per quanto concerne le crociate stando allo stemma dovrebbe essere un'affermazione attendibile, anche se non vi sono documenti dell'epoca che ne parlano. Gl'unici documenti che trattano di quest' impresa da parte dei Navellesi risalgono all'ottocento e novecento e non si rifanno ad alcun documento più remoto e dunque non possono essere considerati attendibili.

 

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